Vita da Marketer: la storia di Alberto Ghianni

Scritto da Gianmarco Capri

Marzo 14, 2021

Facciamo parte tutti di una storia infinita e siamo il frutto delle nostre scelte. Ci sono percorsi professionali che ci aiutano a comprendere quanto sia difficile ma al tempo stesso entusiasmante riuscire a trasformare la nostra passione in un lavoro.

La community di Montalo è nata anche con l’idea di unire storie di professionisti del settore e freelance che sono riusciti ad inseguire i propri sogni.

Conoscere il loro percorso di formazione e lavorativo può aiutare tutti a capire come riuscire ad ottenere gli obiettivi prefissati.

Oggi abbiamo il piacere di raccontarvi la storia di Alberto Ghianni, marketer e membro del team di Montalo. Un percorso il suo che ci fa comprendere quanto ormai il connubio tra marketing e mondo dell’audiovisivo potrà essere sempre più vincente da qui ai prossimi anni.

Leggi tutte le storie di professionisti che abbiamo raccontato (qui)

Come sempre partiamo dalle presentazioni.
Sono Alberto Ghianni e vengo da Vasto. Ho vissuto per molti anni a Roma prima di fare esperienze all’estero (a Los Angels e in Australia in particolare). Mi occupo di Digital Marketing, nello specifico Advertising: gestione di budget pubblicitari su diverse piattaforme e per diversi brand oltre che per Montalo.

Sei un marketer che ogni giorno ha a che fare con contenuti video pubblicitari. Cosa ti affascina di più di questo settore, del mondo dell’audiovisivo in generale?
La capacità di poter trasmettere i messaggi che si vogliono comunicare in maniera chiara, semplice e con forte impatto  emotivo. Tutti i brand per parlare hanno bisogno di contenuti video di estrema qualità, perché un video realizzato bene non è solo una sequenze di immagini ma diventa la faccia e la voce del brand.  Al momento altri formati mediali non sono in grado di avere la forza comunicativa che può avere un video.

Youtube ormai è la nuova televisione.

Ha una potenza enorme in termini di pubblico. Questo è evidente se prendiamo in riferimento le nuove generazioni che lo utilizzano quotidianamente come altri, in passato, hanno utilizzato la televisione.

Quali sono state le esperienze formative che negli anni ti hanno permesso di diventare un marketer e trasformare questa tua passione in un lavoro?
La storia è lunga e non ho mai avuto modo di raccontarla. Non è stato per niente facile perché sono accadute tante cose ed ho vissuto tante vite diverse nel giro di pochi anni. Le superiori sono state completamente un mare in tempesta per svariati motivi. Il primo sicuramente è che non ancora avevo ben chiaro cosa volessi fare e cosa davvero mi appassionava, quindi non ero molto invogliato. Poi una serie di “sfortune” hanno minato la mia vita anche se, ripensandoci oggi, sono state una fortuna perché mi hanno formato dal punto di vista caratteriale e umano. Quando avevo 16 anni mi è stato diagnosticato il Linfoma di Hogkings che mi ha fatto ritirare da scuola per dedicarmi esclusivamente alle cure.

Lasciare la scuola e stare lontano dagli amici in età adolescenziale è davvero dura. Oltre a combattere con la malattia devi trovare qualche stimolo per affrontarla.

Ed io ho fatto quello che tutti i genitori sconsigliano ai propri figli: giocare a poker online. Al contrario di quello che si possa pensare – per lo meno nel mio caso- è un’attività che se studiata e portata avanti con dedizione (da professionista) può portare dei bei risultati. Dal mio punto di vista è stata una scuola di vita perché ho compreso come gestire budget monetari e come prendere decisioni rapide. Ho imparato ad avere un pensiero trasversale, ad avere la mentalità della sconfitta ed una certa dedizione e costanza. Ci tengo a precisare che spesso per altre persone può diventare una “malattia” ma nel mio caso non è stato assolutamente così. Ripensandoci è come se mi avesse dato una marcia in più per il mio futuro lavoro.

Tra ospedale, cure e reclusione in casa, sono tornato alla “vita normale” per poi ricevere una seconda brutta notizia: l’anno successivo ho avuto una ricaduta e ho dovuto perdere l’anno scolastico. Voi direte: è finita qui. E invece no.

Superato anche il secondo tumore ho dovuto fare un trapianto del midollo, tornando in ospedale e alla reclusione in casa. Tutto questo mi ha fatto perdere diversi anni di scuola che sono riuscito a recuperare solo iscrivendomi ad una scuola privata. E qui, ancora, voi direte: dopo tutto questo casino poi è andato tutto liscio. Neanche per sogno!

Durante gli esami di stato mi è venuta un’altra malattia, stavolta molto rara chiamata Piastrinopedia, in forma molto aggressiva. Mi ha provocato delle emoragie interne e mi ha costretto a ricoverarmi in ospedale. Sono stato in ospedale per ben cinquanta giorni, passati tra corridoi e sgabuzzini delle medicine. Per fortuna sono riuscito comunque a preparami per gli esami che poi ho dato con un permesso speciale per tenerli in aula e poi riscappare in ospedale. Finite le superiori sono finiti i problemi di salute.

Frastornato da quello che avevo appreso in questi anni, ovvero nulla, perché le ho fatte in maniera totalmente discontinua, cambiando tre scuole diverse, non avevo assolutamente idea di quale università scegliere. Alla fine la scelta è ricaduta su quella che più si avvicinava a ciò che avevo fatto fino a quel momento. Un campo che si avvicinava alle dinamiche del mondo del Poker che avevo imparato a conoscere. Mi sono iscritto alla Triennale di Scienze della Comunicazione e, successivamente, alla Specialistica in Marketing e Mangement.

All’università mi sono detto: in questi anni hai perso tempo per tutte le sfortune che hai avuto, ora tocca recuperare! Così ho terminato il percorso di studi nel minor tempo possibile e con il massimo dei voti.

Dopo questa tempesta e la laurea conseguita, come sei riuscito ad entrare nel mondo del lavoro?
Il secondo anno di specialistica mi sono candidato ad un posto di lavoro come Digital Strategist & funnel Marketer. L’azienda era Eggup, un’ ottima Startup italiana all’interno di Tim WCap. Qui ho fatto le mie prime esperienze testando tutto: advertising, creazione landing page, email marketing, lancio di nuovi prodotti, formazione ecc … .

Successivamente sono stato chiamato da FederManager Italia per fare formazione a manager, startup e agenzie marketing su strategie avanzate di growth hacking. A soli 25 anni fare formazione a managert di alto livello ed essere il più piccolo di età all’interno della sala è stata una grandissima emozione e soddisfazione.

Dopo questa prima esperienza in Eggup ho preso una scelta importante: dovevo andare all’estero per imparare e migliorare il mio rapporto con l’inglese e per conoscere quello che era un ecosistema diverso dal mio.

Vinta una borsa di studio, sono volato a Los Angeles per un Master in Business Online e Startup (M-acellerator). Sono stati dei mesi fantastici che ricorderò per tutta la vita. Ho imparato davvero tanto, non a livello tecnico forse ma su come ragionano in termini di business a Los Angeles: il networking che fanno e come lo fanno è assolutamente devastante!

Non mi scorderò mai anche tutti i Road trip fatti con i vari compagni di corso e la notte che ho dormito con una famiglia indiana dentro la Monument valley.

Durante quest’esperienza hai dedicato tutto il tempo alla formazione?
In realtà quando ero in California lavoravo ancora per Eggup da remoto (si lo smartworking che ora va tanto di moda è stato sempre il mio pane quotidiano). Ad un certo punto mi sentivo stretto. Volevo prendere altre strade, formarmi di più, verticalizzarmi in determinati campi. E cosi ho fatto!

Sono tornato in Italia, mi sono licenziato e ho fatto un altro biglietto aereo. Questa volta per l’Australia. Il mio inglese faceva ancora pena e dovevo migliorarlo ancora (fa ancora pena ma leggermente meno). Arrivato in Australia ho fatto per un mese e mezzo un lavoro in un magazzino per riprendere la lingua e successivamente ho ricominciato a lavorare nel Digital Marketing.

È qui che sei diventato a tutti gli effetti un freelance?
Esatto. Ho iniziato a lavorare come freelance insieme ad un altro professionista che stimo molto (Matteo di Palma). Questi anni sono stati davvero la svolta a livello lavorativo. Ho iniziato a mettere le mani in pasta su molti business e gestire i primi veri budget pubblicitari. Soprattutto ho iniziato a sbagliare e capire cosa e come dovevo lavorare!

Dopo otto mesi in Australia ho fatto un po’ di nomadismo digitale a Bali insieme alla mia ragazza che si occupa di Social Media. Mese stupendo dove ho visto dei posti incredibili e soprattutto scoperto una cultura totalmente diversa dalla nostra. Gioie e dolori (come sempre la fortuna non mi ha assistito perché mi hanno clonato la carta rubandomi un bel po’ di soldi ma questa è un’altra storia).

Tornato in Italia avevo ancora una volta bisogno di cambiare, almeno lavorativamente parlando! Dovevo lavorare in un team strutturato con processi, con persone e datori di lavoro.  Vengo contattato da una buona agenzia di marketing italiana (Fungo Marketing). Entro come Funnel Marketing Manager e gestisco la parte di Performance Marekting e Advertising su tutti i clienti dell’agenzia. Una bellissima esperienza che mi ha permesso di gestire molti business su scala nazionale, budget importanti in advertising e avere anche delle grandi soddisfazioni.

Ed è qui che arrivata una strana chiamata o mi sbaglio?
Mi arriva una telefonata da un certo Gianmarco Capri che mi dice: “Albi ma tu conosci per caso una realtà dove amatori, appassionati e professionisti dell’audiovisivo entrano in connessione e possono creare insieme video?”. Poi avrete capito come è andata a finire.

Inoltre da circa un anno ho il mio team di marketing (quivermarketing.com) con il quale ci occupiamo di servizi di Advertising e Funnel marketing per business locali e nazionali gestendo budget in Advertising.

Oggi sei un freelance! Quali sono gli aspetti positivi e negativi di esserlo?
Amo essere un freelance! E non è vero che ci sono solo dei Pro: si lavoro il triplo!
Nonostante questo ho il brivido di poter fare business ogni giorno, decidere per me, dove concentrare i miei sforzi e capire quali obiettivi personali e di team portare avanti. Poi essere un freelance è un punto di passaggio nel diventare un vero imprenditore e con il tempo si raggiungerà questo risultato al 100%.

Connubio Marketing e Video: quanto è importante oggi per un marketer come te poter contare su un prodotto audiovisivo di qualità e quanto questo influenza i risultati in termini commerciali e di vendita?
Influenza tantissimo! Un buon video vuol dire una migliore comunicazione e una comunicazione semplice e comprensibile, soprattutto in un’era in cui c’è assoluta disattenzione. E questo è fondamentale soprattutto per me che mi occupo di advertising: devo catturare l’attenzione dell’utente in pochissimi secondi.

Quando collabori con un video content creator quali sono le qualità che apprezzi di più e quali sono invece quelle che spesso creano dei problemi?
Quelle che apprezzo di più sono sicuramente i tempi di consegna e la velocità, oltre alla qualità tecnica del video. Soprattutto che sappia parlare e capire la mia visione da marketer, perché i video che utilizzo hanno sempre una finalità. I problemi sono sempre quelli legati alla lingua, perché se io parlo in un modo e dall’altro lato non mi capiscono, o viceversa, può solo uscire un lavoro non di qualità.

Siamo nell’Era del video, sempre più al centro di tutte le attività di Comunicazione e promozione. Cosa pensi che avverrà nei prossimi anni e quali sono le skill richieste ai Video Content creator del futuro rispetto al tuo settore?
Nei prossimi anni avrà sempre più rilevanza Youtube come canale, come lo è già attualmente. La pubblicità su YouTube sta funzionando sempre di più, ma solo se i video content creator iniziano a comprendere di più il marketing o riescono a intavolare una buona relazione con dei professionisti di questo settore. In questo un video content creator deve sapere a mio avviso individuare quelli che sono gli “agganci” che permettano di catturare subito l’attenzione e riuscire a migliorare il tempo di permanenza su di un video, quindi utilizzare bene i pattern interrupt.

Perché sei entrato a far parte di Montalo? 
Prima cosa per le persone: il Team è tutto! Ogni persona che lavora in Montalo è altamente qualificata in quello che svolge durante le giornate lavorative. In seconda battuta perché reputo che il settore video in questi anni è cresciuto e continuerà a crescere. Prevedo uno sviluppo davvero importante e ancora maggiore da qui ai prossimi anni.

 

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