Perchè in Italia e in Europa il cinema è un’eccezioen culturale

Scritto da Montalo

Scritto da Montalo

Dicembre 8, 2020

I cinema restano chiusi e la magia che solo la sala sa regalarci ci manca e non poco. Aspettando di conoscere quando sarà possibile tornare a vedere un film al cinema, continuiamo a parlare di questo mondo parlando ci come si realizza un film.

Negli ultimi anni registi e filmmaker indipendenti sono riusciti a realizzare lungometraggi e portarli al cinema, fenomeno che sta crescendo e che sarà sempre più diffuso nei prossimi anni.

Spesso però accade che questi registi e produttori  indipendenti debbano contare solo sulle proprie forze e si ritrovano a mettere mano al proprio portafoglio. Ma è realmente la strada giusta? Come è possibile realizzare un film in Italia?

Per capire, se pur in maniera superficiale, quali sono i meccanismi che regolano questo mondo ci aiutiamo con un’intervista rilasciata da Paolo Del Brocco, AD di Rai Cinema, rilasciata a BadTaste il 29 novembre 2018 in merito alla produzione di Freaks Out il nuovo film di Gabriele Mainetti . Anche se l’intervista è datata, mette in luce temi e aspetti che riguardano l’attualità.

Alla domanda “Quant’è il budget con cui prevedete il film si possa chiudere?” Del Brocco risponde senza troppi problemi: “Penso vada oltre i 12 milioni di euro. Non è definito eh, ma siamo lì. È un film importante. Poi quando un film italiano supera i 5-6 è grosso già è importante, figuriamoci così. È un film in costume, con effetti speciali, visivamente bellissimo, di certo uno dei più attesi dell’anno prossimo”.

Un film del genere per come è il mercato oggi è impensabile per la sola Italia, cioè che possa ripagarsi con il solo sfruttamento nazionale?

“In realtà non è così. Il budget è chiuso, lo venderemo ovviamente ma non ne abbiamo bisogno per ripagarlo, perché ci sono finanziamenti, tax credit…”

Cioè questo film rientra dei 12 milioni solo con l’italia?

“In che senso rientra? il business model del cinema è particolare…”

È un’operazione da cui tutti i produttori rientreranno anche solo con lo sfruttamento italiano?

“Guarda se tu fossi un privato e mettessi i tuoi soldi per fare un film in Italia e quindi dovessi rientrare da quel che hai messo dai soli sfruttamenti, ti sconsiglierei di farlo. Quando un film si fa in realtà è già coperto, cioè ha già la vendita di diritti televisivi e ha avuto degli investimenti che ne coprono il budget. La produzione cinematografica in tutta Europa è un’eccezione culturale, ci sono finanziamenti pubblici, televisivi, obblighi d’investimento dei  broadcaster, le film commission, i finanziamenti regionali… come è giusto che sia.

Dunque alla fine in linea generale se un film è coperto (avendo prevenduto e considerati questi finanziamenti) devi fare in modo di coprire i costi di promozione e se li copri tutto quel che viene dopo è un margine che ti puoi dividere con gli altri produttori. Aggiungici che per Rai il discorso è ancora diverso perché noi acquistiamo spesso anche i diritti televisivi e lì stiamo facendo patrimonio per l’azienda che li detiene per sempre o per tot anni. E quello come lo quantifichi? Quello è uno sfruttamento da cui l’azienda rientra nel tempo ad ogni passaggio”.

(leggi l’intervista integrale su BadTaste)

Le parole di Del Brocco ci sottolineano quanto sia complicato e particolare il settore cinematografico, tanto da poter essere definito come un’ eccezione culturale. Cosa che non accade negli USA dove “l’industria” si regge sull’appoggio e il finanziamento dei privati.

Questo sarà uno dei temi che approfondiremo nel tempo nelle prossime settimane perché merita attenzione.

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