Color Correction vs Color Grading: facciamo chiarezza

Scritto da Gianmarco Capri

Novembre 25, 2020

La color correction e il color grading rappresentano due momenti chiari e distinti di un unico processo a cui tutti comunemente facciamo riferimento con i termini appunto di color correction. Ma in questo caso le parole possono ingannare.

È un fraintendimento molto comune, ma concretamente parlando, la color correction non deve essere seguita per forza dal color grading, mentre quest’ultimo necessita obbligatoriamente della fase di color correction.

Ma capiamo meglio il senso di questa fase.

(un frame in log del videoclip Diciannove guarda il video)

La color correction è una prima fase di tutto il lavoro di color e si basa sostanzialmente sulla correzione dell’immagine: attraverso questa lavorazione infatti si potranno normalizzare gli spazi colore, bilanciare i colori, esaltare le caratteristiche dell’immagine originale senza alcun tipo di modifica strutturale e matchare il girato in modo che sia uniforme.

È qui che molto spesso si crea la confusione: la correzione colore non agisce in modo pesante sul look della nostra immagine, non la stravolge, non la modifica pesantemente ma ne corregge gli errori e la rende più bella e corretta rispetto a come uscirebbe direttamente dalla camera. Senza contare che in alcuni casi con l’immagine in log, non potremmo neanche usarla direttamente così com’è.

(un frame con color correction del videoclip Diciannove guarda il video)

Quindi questa fase deve essere sempre presente per ogni tipologia di contenuto audiovisivo, su cui stiamo lavorando, è sempre la base dell’intero processo. Soltanto che in alcuni casi è più che sufficiente, perché per certi tipi di prodotti non serve un lavoro troppo approfondito sul “look”.

Contenuti semplici, prodotti per la tv, reportage, servizi giornalisti ecc… in questo caso il nostro lavoro di colorist si limiterebbe a correggere le immagini e basta.

Per altri prodotti invece la color correction è solo la prima parte del processo a cui si aggiunge poi anche il color grading.

(un frame del videoclip Diciannove guarda il video)

Il color grading è quella fase in cui il colorist prende l’immagine corretta e crea un look, che solitamente si sposa con il mood e il tono generale del progetto.

Quindi partendo dal lavoro fatto sul set, sarà poi compito del colorist creare un look ben riconoscibile e che sia in linea con tutto il progetto. Ovviamente questo parte della lavorazione offre molto più spazio alla creatività rispetto alla semplice color, che come abbiamo detto per alcuni contenuti è sufficiente.

Diciamo che è raro vedere un servizio giornalistico con un color in bleach bypass o teal and orange. In alcuni contesti non bisogna strafare mentre in altri possiamo pensare anche di spingerci oltre alcuni limiti, sempre usando la testa e avendo una piena consapevolezza di alcune regole.

Ecco perché prodotti audiovisivi come film, videoclip, documentari ecc… il grading viene molto utilizzato.

Quindi prima cosa bisogna avere molto chiaro su che tipo di progetto si sta lavorando, impostando la color in relazione al contenuto e alla sua delivery. A quel punto si può decidere che tipo di lavorazione impostare.

Quindi riepilogando: la correzione colore è un processo diviso in due fasi distinte. La prima è la color correction vera e propria, fondamentale per ogni tipologia di contenuto audiovisivo. La seconda è il color grading in cui si lavora in modo accurato sul look ma si utilizza solo quando è necessario.

 In quest’ottica si parla prima di Primary Color Correction e Secondary Color Correction proprio ad indicare due fase ben distinte di questa lavorazione.

 

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