Fabrizio Rienzi, una vita in viaggio

Scritto da Gianmarco Capri

Gennaio 21, 2020

Facciamo parte tutti di una storia infinita e siamo il frutto delle nostre scelte. Ci sono percorsi professionali che ci aiutano a comprendere quanto sia difficile ma al tempo stesso entusiasmante riuscire a trasformare la nostra passione in un lavoro.

La community di Montalo è nata anche con l’idea di unire storie di professionisti del settore e freelance che sono riusciti ad inseguire i propri sogni.

Conoscere il loro percorso di formazione e lavorativo può aiutare tutti a capire come riuscire ad ottenere gli obiettivi prefissati.

In questo terzo appuntamento, dopo aver raccontato la storia di Davide Mazzetti  e quella di Giampiero Civico, questa settimana ho avuto il piacere di intervistare Fabrizio Rienzi, videomaker con la passione per i viaggi e gli sport estremi.

Una storia che può aiutare tutti coloro che vogliono trasformare la passione per i video in un lavoro.

Partiamo dalle presentazioni, anche se noi ci conosciamo bene …

Mi chiamo Fabrizio Rienzi e vengo da un piccolo paese chiamato Rocca di Botte in Abruzzo. Essendo da anni appassionato di viaggi e quindi essendomi spostato molto di frequente nell’ultimo periodo, mi sono occupato di diverse cose, ma sicuramente l’impiego che più ho preferito e che continuo a preferire è senz’altro quello della produzione video.

Quando è nata questa passione per i video?

Circa 12 anni fa quando, alle prese con le competizioni sportive a cui partecipavo, decisi di iniziare a filmare le mie performance sportive e a cercare di condividere quello che facevo tramite video con altri appassionati del settore.

Qual è stato il tuo percorso formativo?

Avendo iniziato a coltivare questa passione da autodidatta, il mio percorso formativo ha avuto sicuramente periodi più e meno intensi. Sicuramente la parte fondamentale di tutto il percorso viene dalla rete, dove ormai con la giusta determinazione si può trovare materiale didattico di ogni genere, anche se solamente negli ultimi anni si è iniziato a trovare materiale formativo in lingua italiana.

Essendo poi arrivato al punto di trasformare questa mia passione in un lavoro ho deciso di prendere parte ad un corso di post-produzione cinematografica, che anche se non fosse poi così approfondito ha messo le basi su tutte le fasi di realizzazione, aprendo cosi le porte a molte altre opportunità di apprendimento.

Pensi che saresti riuscito ad imparare come autodidatta senza iscriverti ad una scuola/accademia?

Assolutamente sì.

Oggi il montaggio video è una realtà sempre più diffusa e in piena evoluzione. Ovviamente imparare il montaggio da autodidatta significa spendere ore ed ore a cercare il giusto materiale da cui poter apprendere, a volte anche singolo argomento per singolo argomento.

Quando hai iniziato a lavorare come videomaker e quali sono state le esperienze più significative?

Credo che ogni esperienza sia stata fondamentale a modo suo. Ogni video in fondo ha la sua storia e ogni esperienza è pressoché unica.

Volendo attribuire alla parola importante il significato di importante per la crescita personale e per l’esperienza vissuta, stilando una sorta di podio metterei: al primo posto un pacchetto di cinque video realizzati a Zanzibar per un agenzia di viaggio dove bisognava pubblicizzare le 5 escursioni più importanti da effettuare sull’isola. Un lavoro importante, specialmente per una persona come me, perchè mi ha dato la possibilità di vedere dei posti fantastici, fare il lavoro che amo e ultimo ma non meno importante essere pagato per fare tutto ciò.

Al secondo posto metterei delle riprese fatte sulla barriera corallina nell’oceano Indiano realizzate per un servizio tv in stile documentario sul diving per una televisione dell’Europa dell’est. Lavoro molto importante per la particolarità di aver filmato tutto con dei cage speciali per effettuare riprese sott’acqua fino a profondità di 40 metri e ovviamente con il supplemento di attrezzature speciali per immersioni.

Al terzo posto, anche se lo metterei al primo per le emozioni provate per effettuare tutto ciò, un video realizzato con alcuni amici sul free climbing. Un lavoro davvero stimolante perchè ha unito due delle mie passioni, quella del videomaking e quella del climbing, dove per fare riprese in parete bisogna arrampicarsi sulla roccia prima di poter iniziare a riprendere. Un progetto personale, nato solamente dal voler far sposare due passioni per me molto forti.

Cosa significa per te girare, montare e realizzare un video travel? Qual è la cosa che più ti piace di questa tipologia di video?

Girare un Travel Video significa cercare sempre la miglior inquadratura per rendere giustizia al posto in cui ci si trova, che non sempre viene da un drone al contrario di come si pensa oggi.

Non credo ci siano regole per montare un video travel ma ovviamente dipende sempre dal quadro generale del lavoro. Senza ombra di dubbio il miglior aspetto del produrre video travel è quello di avere l’opportunità di viaggiare e vedere posti nuovi.

A quali prodotti inizialmente ti sei ispirato?

Non credo bisogni ispirarsi ad altri videomaker ma al contrario credo bisogni crearsi un proprio stile. Ovviamente vedere altri lavori e seguire i grandi del settore è sempre utile per poter avere nuove idee, conoscere diversi stili e magari mixare le tecniche che ci interessano di più per creare un nuovo stile tutto nostro.

Videomaker a cui ispirarsi possono essere Sam Kolder, famoso per la sua destrezza nelle riprese drone e per i montaggi delle stesse con maschere. Peter Mckinnon famoso per le sue tecniche per la realizzazione di B-roll  fondamentali per mostrare i dettagli più minuzionsi ed integrare al massimo la bellezza delle riprese video con la musica. Casey Niestat anche se uno dei videomaker con meno capacità tecniche ma una delle persone più in grado di dare un filo logico ad un video e creare una storia da consegnare allo spettatore nel miglior modo possibile.

Credo in oltre che ogni videomaker si sipiri a molte altre persone del settore, probabilmente circa 10/15 nel mio caso ed è per questo che voglio sottolineare di nuovo quanto sia importante seguire più persone per avere idee e creare il proprio stile.

Qual è la cosa più bella secondo te di fare il videomaker?

Credo che l’aspetto più bello sia quello di poter raccontare delle storie, poterlo fare a modo nostro e mettere sempre un po’ di noi all’interno di ognuno dei nostri singoli lavori.

Quali sono i consigli che ti sentiresti di dare a tutti quei ragazzi che vogliono intraprendere una carriera da videomaker?

Il miglior consiglio che possa dare è quello di non perdere troppo tempo a cercare di assimilare nozioni, metodi e tecniche ma di accendere la camera e registrare e montare qualsiasi cosa. Per quanto le tecniche e tutto il resto sia fondamentale in questo lavoro l’apprendimento, la capacità di raccontare una storia, capire come farlo, rimane la cosa più importante.

Quali sono i rischi e le opportunità di lavorare come freelance?

Senz’altro per un freelance c’è sempre l’incognita del lavoro con la possibilità di non averne in alcuni casi o al contrario di non essere in grado di effettuarli tutti in altri. Ma sicuramente c’è il lato positivo di poter scegliere il proprio lavoro, poter scegliere come gestirlo e soprattutto essere libero di scegliere come impostarlo.

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