Filtri ND, filtri CPL e filtri diffusori: facciamo chiarezza

Scritto da Fabrizio Rienzi

Scritto da Fabrizio Rienzi

Febbraio 14, 2021

 

A cosa ci si riferisce quando si parla di filtri ND, filtri CPL e filtri diffusori? Il mestiere del videomaker, a dispetto di quanto si possa pensare, non si limita a registrare immagini ma ha bisogno di un preparazione adeguata, a meno che non lo si faccia a livello amatoriale (ma anche in questo caso bisognerebbe conoscere almeno le basi).

Se ami fare video e vuoi farlo in maniera professionale allora non puoi ignorare certi concetti e quindi devi per forza conoscere, tra le altre cose, la differenza tra filtri Nd, filtri CPL (o polarizzatori) e filtri diffusori.

Quest’argomento è trattato in modo specifico e dettaglio in una delle 50 lezioni del corso Videomaking Mastery e in un modulo dedicato a parte (scopri di più sul corso).

Oggi vedremo che differenza c’è tra queste tre tipologie di filtri.

Il filtri nd

Cominciamo a parlare dell’argomento filtri partendo dai filtri ND, dove la sigla ND sta per neutral density.

Grazie allo specifico trattamento del loro vetro funzionano un po’ come se fossero degli occhiali da sole per i nostri obiettivi.

Cosa significa questo?

Come mettere un filtro nd
filtro nd vs n filtro nd

Mettendo un filtro ND davanti al nostro obiettivo riusciremo a rendere l’immagine più scura.

Gli ND si dividono in varie categorie partendo da quelli fotografici: il filtro di vetro, i fissi e i variabili

Un buon ND, per quanto un po’ di dominante c’è sempre, non deve alterare la nostra immagine.

Non possiamo andare a risparmiare troppo su alcune cose, soprattutto dopo che abbiamo magari speso centinaia di euro su un’ottima lente.

Il rischio è quello di rovinare tutto avvitando davanti all’obiettivo un pezzo di vetro di dubbia qualità.

Filtro Nd

Quando si sceglie un filtro ND bisogna fare un po’ di ricerca proprio come si fa quando si compra una lente e quindi il mio consiglio è quello di cercare specifiche e caratteristiche sul web.

Esistono però anche altre tipologie di filtri che non sono fotografici, non si avvitano e non si utilizzano su lenti filettate.

Alcuni lenti, utilizzate esclusivamente in campo video, non hanno la filettatura.

Si tratta di obiettivi usati in ambienti molto professionali.

In questo caso per usare gli ND si deve accessoriare la camera con uno specifico supporto, chiamato matte box.

I filtri polarizzatori

I filtri CPL o polarizzatori sono dei filtri molto utili che servono a limitare o ad eliminare completamente i riflessi da diverse tipologie di superfici.

Tuttavia possono essere molto utili anche quando si tratta di inquadrare i soggetti.

Come nei casi dei filtri ND si dividono in filtri fotografici che possono essere tranquillamente avvitati sulle nostre e in filtri utilizzabili solo in presenza di un matte box.

Il trattamento che viene fatto su questo particolare tipo di vetro permette di gestire la quantità di luce polarizzata, all’interno della nostra immagine.

Se stiamo utilizzando un CPL fotografico, nuovamente avremo a che fare come nel caso dell’ND variabile, di un filtro con un parte fissa e una mobile che può essere spostata semplicemente ruotando una ghiera.

Ora ti faccio vedere come funziona e cosa intendo quando parlo di limitare o eliminare i riflessi.

Filtro polarizzatore

Cosa succede se giro in modo deciso la ghiera? Il riflesso è completamente scomparso e finalmente il colore della carrozzeria si vede bene, in modo uniforme senza che il riflesso della luce dia fastidio.

Questo è il risultato che si ottiene quando si usano questi filtri ma ci fa comprendere a grandi linee cosa possiamo fare con un filtro di questo tipo.

È importante sottolineare che possiamo anche combinare i filtri tra di loro, perché ci possono essere delle situazioni in cui il solo CPL non basta o il solo ND non è sufficiente.

Cosa succede infatti se la situazione che abbiamo affrontato prima con le riprese del cielo, le dobbiamo fare in un momento della giornata in cui c’è troppa luce?

Dovremo utilizzare un ND insieme al CPL.

Con i filtri fotografici è semplice perché basterà avvitare in serie i vari filtri facendo bene attenzione all’ordine con cui li avvitiamo tra loro.

Prima mettiamo il CPL e poi l’ND.

In questo caso potremo sfruttare tutte le caratteristiche di entrambi.

Quando invece si tratta di filtri non fotografici, per utilizzarne più di uno dovremmo avere la possibilità di usare un matte box con più slot per inserire queste lastre di vetro.

I filtri diffusori

I filtri diffusori sono meno comuni rispetto ovviamente agli ND o ai CPL ma danno dei grandi risultati.

Sono molto utili perché grazie alla loro azione avremo la possibilità di ricreare quel look che molto spesso vediamo nelle inquadrature dei film al cinema.

Prima di tutto dobbiamo capire cosa significa il concetto di diffusione. Diciamo che da un punto di vista fisico indica un passaggio, solitamente di luce, da un forte concentrazione ad una concentrazione minore.

È quello che succede con i softbox o in italiano diffusori appunto, che vengono posizionati davanti ad una luce per renderla più morbida e meno concentrata.

Quando invece si parla di alone o halation (halo) si fa riferimento allo stesso effetto ma all’interno dei nostri video.

In questo caso se andassi ad inquadrare una fonte di luce non la vedrei ben delineata, ma con un alone intorno.

Esistono dei filtri, quelli diffusori appunto che grazie alla loro conformazione, creano questa tipologia di effetto sulle nostre immagini.

Ma perché utilizzarli?

In primis perché donano alle nostre immagini un look più morbido, agendo prima di tutto sulle nostre fonti di luce che come abbiamo detto non sembreranno più così nitide ma con un alone intorno.

Ma agiscono anche sugli skintones dei nostri soggetti e su tutti gli elementi che sono presenti in scena.

Ma possono servire anche per altri scopi, uno di questi riguarda la qualità dell’immagine delle camere.

Avere un filtro diffusore professionale permette di agire in modo preciso sul contrasto e la definizione delle nostre immagini, le due variabili fondamentali per la scelta di queste tipologie di filtri.

Ovviamente non sono tutti uguali ed è importante scegliere l’intensità del filtro espressa in stop oppure in numeri interi e frazioni, ad esempio ½ ¼ 1/8 ecc.

Ovviamente quando si parla di stop è facile intuire l’intensità ma in realtà lo è anche per numeri interi e frazioni: dove 1 sta per 100% e ½ 50% ¼ 25% ecc.

Il mio consiglio quando ti troverai a dover scegliere il tuo filtro diffusore è vedere dei test e se puoi, provarli direttamente sul campo, proprio per capire la giusta intensità che a te piace.

Una eccessiva intensità del filtro può non essere adatta ad un uso quotidiano.

Videomaking Mastery Accedi

Il mondo dei filtri è molto vario e per questo voglio citare altre tipologie di filtri meno utilizzati ma comunque importanti.

I filtri graduati, che sono caratterizzati da un gradiente e si utilizzano quando si deve riprendere il cielo per scurire la parte alta dell’immagine senza agire sulla parte bassa del frame.

I filtri split diopter che sono dei filtri particolari che permettono di sfocare selettivamente una parte dell’immagine ruotando una ghiera, praticamente metà del filtro è vuota e l’altra ha un vetro che serve allo scopo.

I filtri creativi che sempre con la rotazione di vetri speciali permettono di ricreare degli effetti particolari.

Questa è sola una panoramica molto generica riguardo al mondo dei Filtri.

Se vuoi imparare ad utilizzarli nei casi specifici ti consiglio di seguire il corso Videomaking Mastery.

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