C’era una volta … il montaggio in pellicola

Scritto da Montalo

Scritto da Montalo

Agosto 7, 2020

Cosa significava montare un film prima dell’era digitale? Ormai siamo abituati a lavorare su software di editing che ci permettono quasi di fare tutto e in tempi brevi rispetto al passato. La pellicola ormai è stata superata dal digitale anche se ci sono ancora molti registi che resistono e scelgono di girare in pellicola.

Facendo un piccolo salto nel tempo cerchiamo di vedere qual era il workflow dei montatori di un tempo. Prima però è bene spiegare quali sono le caratteristiche del montaggio odierno e quindi vedere la differenza tra Montaggio NLE e Montaggio in pellicola.

 

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IL MONTAGGIO NLE

Quando si parla di montaggio NLE, si fa riferimento ad un acronimo che sta ad indicare non linear editing, ossia montaggio non lineare. Questa definizione si riferisce a una tipologia di montaggio che permette di acquisire il materiale originale, semplicemente la clip, senza andarlo a modificare nella sua essenza.

Se noi importiamo all’interno di un software di montaggio i nostri video, li possiamo lavorare in modo molto meno invasivo rispetto al passato, quando l’equivalente delle nostre clip era la pellicola. Per questo viene anche definito offline editing, proprio perché non c’è un collegamento diretto ed analogico a ciò che andremo a lavorare.

Si tratta del montaggio che viene effettuato con i moderni software e l’ausilio di computer o workstation specializzate, quindi non è altro che il montaggio moderno.

Ovviamente offre numerosi vantaggi, a mio avviso quello più grande in assoluto è la libertà di poterci muovere come vogliamo. Non saremo infatti vincolati a certe procedure: vogliamo montare scena 10 e poi tornare a scena 1? Perfetto, nessun problema. Vogliamo provare una situazione in montaggio e vedere se funziona? Se non funziona, scartiamo tutto e ricominciamo.

Tutto ciò quando si lavorava con la pellicola era impossibile sia da pensare che da realizzare, basta immaginare il peso dell’effettuare un taglio con una forbice su un nastro di pellicola: era ovviamente una grandissima responsabilità e le decisioni non erano in nessun modo così reversibili rispetto ai moderni software. Tagliare, buttare dentro una timeline, cancellare, sono tutte operazioni che chiunque si approcci al mondo del video, anche a livello non professionale, può svolgere con estrema facilità.

Questo non significa che montare sia semplice ma che la tecnologia abbia fatto dei passi da giganti nell’epoca moderna che, per la stragrande maggioranza dei casi, è completamente digitalizzata. Il primo sistema per il montaggio video concepito su Apple Macintosh risale al 1989 con l’Avid 1, l’antenato di tutti i moderni software per il montaggio video.

IL MONTAGGIO IN PELLICOLA

Il montaggio in pellicola invece, come si può ben capire dal termine, è una tipologia di montaggio che veniva concretamente effettuato sulla pellicola, un montaggio “online” dove l’azione del montatore andava ad intaccare in modo invasivo il materiale. Cosa significa quindi agire concretamente sul materiale? Significa prendere la pellicola, armarsi di forbici e tagliarne una parte che poi doveva essere unita ad un’altra porzione della stessa.

Un’operazione sicuramente più artigianale, ma con delle criticità legate ovviamente sia al tempo sia alla poca reversibilità delle scelte prese. Tornare indietro non era così facile come lo è adesso. Uno degli strumenti utilizzati per il montaggio in pellicola era la moviola, ossia uno strumento che permetteva di visualizzare a rallentatore le immagini della pellicola e l’assemblaggio della stessa.

Era fondamentalmente lo strumento che in sala di montaggio permetteva di osservare attentamente i singoli fotogrammi per decidere in quale punto specifico effettuare un taglio.

La moviola inizialmente verticale venne sostituita da quella orizzontale – sicuramente più comoda – che andava a costituire un vero e proprio banco di lavoro.

Un altro strumento, brevettato da un italiano, è la pressa Catozzo: una giuntatrice di pellicola inventata da Leo Catozzo, uno dei montatori che lavorarono con Fellini, che permise di rendere più veloce questa operazione tramite l’unione dei due lembi di pellicola attraverso l’uso del nastro adesivo.

 

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