Cos’è il pensiero creativo e come possiamo svilupparlo?

Nel mondo ci sono milioni di persone che ogni giorno scommettono sul proprio talento e riescono a vivere delle proprie passioni. Sono dei sognatori, dei creativi, delle persone che si emozionano raccontando storie, producendo valore.

Cosa hanno in comune queste persone? Sono dei creativi prima di tutto.

Me lo sono chiesto tante volte, partendo da me stesso, dalle mie esperienze, dal confronto con i miei colleghi e cercando di capire come potevo sviluppare maggiormente il mio lato creativo. Tutti i giorni sono messo davanti alla grande sfida di trovare nuove idee e di renderle funzionali al mio lavoro. Sono sicuro che anche per te è lo stesso. Se stai leggendo questo articolo è perché in un modo o nell’altro hai a che fare con situazioni simili: realizzare un nuovo video, scrivere la sceneggiatura di un film … in una parola: Creare!

Forse te lo sarei chiesto anche tu: è realmente possibile sviluppare la creatività oppure è una sorta di pietra filosofale che pochi hanno la fortuna di avere?

Bene, oggi cerchiamo di rispondere a tutte queste domande.

Cosa sappiamo dell’intelligenza creativa?

Per intelligenza creativa si intende la capacità di elaborare informazioni al fine di creare idee, oggetti o macchine che siano nuove e pregevoli. Si intende anche la capacità di risolvere problemi con soluzioni originali. La psicologia moderna, infatti, considera componenti del pensiero creativo:

l’originalità (vedere cose o relazioni in modo nuovo);

la flessibilità (usare gli oggetti in modo inconsueto ma plausibile);

la sensibilità (riconoscere problemi e legami fino ad allora ignoranti);

la fluidità (capacità di distaccarsi da schemi di pensiero consueti);

l’anticonformismo (pensare e agire in contrasto con le norme sociali più diffuse, pur mantenendo un sufficiente adattamento alla vita sociale).

Se ci pensi noi non usiamo l’intelligenza solo per capire il mondo che ci circonda, per interpretare gli stimoli che ci vengono dall’ambiente, per elaborare informazioni, per risolvere problemi o per organizzare set di informazioni, ma anche per produrre idee o oggetti o macchine.

Riflettici un attimo: noi siamo continuamente creativi. Lo siamo quando parliamo (costruiamo frasi a partire dal nostro pensiero), quando lavoriamo e studiamo (affrontiamo situazioni sempre nuove) ogni volta che non conosciamo la soluzione di un problema e siamo costretti ad inventarcene di nuovi. Una volta si credeva che il pensiero creativo fosse presente solo in pochi eccezionali geni, attualmente si tende a ritenere che il pensiero creativo sia diffuso, sia pure in grado variabile, nell’intera popolazione.

È bene citare due tipi di pensiero e per farlo chiamiamo in causa gli psicologi della Gestalt (noti per essersi interessati ai processi che determinano l’insight e la creatività). Distinguevano due tipi di pensiero:

il pensiero riproduttivo (quello che si usa quando si applica una regola a fatti acquisiti in esperienze passate);

il pensiero produttivo (quando si cerca un approccio originale e non ortodosso).

Pare che la nostra mente quando si trova davanti ad un problema per prima cosa cerca nei suoi “archivi” una soluzione già “preconfezionata”, cioè che è stata già adottata in circostanze simili e se non trova niente è costretta ad inventarsi qualcosa.

La creatività è la qualità degli inventori, degli artisti, degli scrittori, dei poeti, dei registi, dei designer e di tutti quelli che il loro lavoro o il loro hobby costringe giornalmente ad essere originali.

Una distinzione simile la troviamo in Guilford che parla di pensiero convergente quando nel risolvere un problema adottiamo soluzioni già conosciute, e di pensiero divergente quando siamo costretti ad inventarcene di nuovo.

Le fasi del pensiero creativo:

Non possiamo parlare di come poter sviluppare il pensiero creativo se prima non parliamo di quelle che sono le sue fasi. Per questo citiamo Wallas (1921) studioso che ha realizzato un resoconto dei racconti di scienziati e artisti che gli sono serviti per comprendere le fasi attraverso le quali si arriva a soluzioni creative. Lo studioso sostiene che le persone creative raggiungono la soluzione attraverso 4 fasi: la preparazione, l’incubazione, l’illuminazione e la verifica.

La preparazione:

Durante la prima fase la persona lavora assiduamente al problema: raccoglie informazioni, riflette sui fatti, esamina il problema da più punti di vista, ma la soluzione continua a sfuggirli. Di solito la persona mette il problema da parte perché troppo frustante. Gutenberg (l’inventore della stampa) per esempio voleva produrre la Bibbia a basso costo. Conosceva già diversi modi di stampare con i blocchi di legno, ma l’incisione di lettere su blocchi di legno era lenta e laboriosa.

L’incubazione:

Nel secondo step il problema viene accantonato e la persona si impegna in altre attività pur continuando a pensare di tanto in tanto al problema. Tornando all’esempio di Gutenberg erano presenti tutti gli elementi della soluzione ma il processo di stampa a cui pensava era ancora quello per sfregamento, come nella stampa con i blocchi di legno e questo lo portò su un binario morto.

L’illuminazione:

Spesso l’insight che porta alla soluzione emerge improvvisamente. Nel caso si Guttenberg dopo mesi di blocco, durante la vendemmia si fermò ad osservare un torchio. Mettendo insieme il principio della fusione dei caratteri e quello del torchio della vinificazione ebbe l’idea giusta: la macchina da stampa.

La verifica:

Mettere alla prova la soluzione per vedere se funziona effettivamente. Per ogni idea che ha successo ce ne sono centinaia che per un motivo o per un altro non funzionano. Questo applicato al mondo video e del filmmaking capita spesso. Pensiamo di avere l’idea più originale di tutti ma poi tradotta per immagini non riesce a colpire il nostro pubblico come avremmo voluto.

 

Gli esempi di persone creative di successo:

Lo psicologo D. Mac Kinnon ha condotto negli USA degli studi dove ha cercato di individuare le caratteristiche che gli individui creativi avevano in comune tra loro. Il risultato è stato che queste persone erano state educate sin da piccoli ad essere responsabili ed indipendenti, non erano state soffocate dall’amore materno o da genitori autoritari, spesso avevano cambiato città o paese, arricchendosi così con una varietà di culture. A scuola ottenevano voti alti solo nelle materie di loro gradimento ed erano portate ad essere più solitarie ed introverse delle altre.

E. Fromm sosteneva che l’atteggiamento creativo ha bisogno di determinate capacità:

Essere perplessi: cogliere gli aspetti nuovi dell’ambiente circostante o di chi sa vederlo sotto una nuova luce;

Essere concentrati: la distrazione è inconciliabile con l’atto creativo;

L’esperienza dell’io: il senso profondo che si prova quando ci si rende conto di aver creato qualcosa;

Accettare il conflitto: saper affrontare giudizi negativi e proseguire verso la propria convinzione.

 

Il Blocco Creativo

Sei li davanti allo schermo con la solita voglia di creare ma il tuo cervello è completamente bloccato. Dopo un po’ di tempo in cui speri che l’illuminazione arrivi dal cielo, iniziano le scuse: “oggi ho zero ispirazione” … “boh sarà che sono stanco” … “se faccio una pausa e riprendo sicuro risolvo” … “vabbè dai lo faccio domani”.  E da quel momento passi ad altro.

Chi ha il dono della creatività sa quanto le proprie idee possono diventare un mezzo per raggiungere le proprie aspirazioni. Tu in questo momento sei seduto o seduta in camera davanti al computer, vorresti diventare un filmmaker, una scrittrice, uno streamer o una regista e l’unica cosa che ti separa del raggiungimento di quegli obiettivi sono delle buone idee. E quindi c’è da chiedersi:

Ma dove mi arriva questa ispirazione? Ma soprattutto sono veramente sicuro che quello che mi sono detto un attimo fa siano pensieri sinceri?

Il nostro cervello è subdolo, ogni tanto ci blocca.  Il blocco mentale è l’interruzione del processo cerebrale che ci permette di iniziare o terminare un’attività o risolvere una situazione. Può essere in un momento specifico ma può anche durare nel tempo. Si esauriscono le parole, non si riesce a pensare con lucidità.

La mente ci suggerisce che alcune cose non le possiamo o non le dobbiamo fare e la cosa surreale è che le motivazioni che trova per rimanere li immobili a non fare niente  sono assolutamente credibili e razionali. Ma c’è una soluzione a tutto questo: la pratica e la disciplina.

 Leggi l’articolo su Come superare il Blocco Creativo (qui)

Conclusioni sul pensiero creativo:

Finalmente arriviamo all’obiettivo di questo articolo ovvero cercare di comprendere come è possibile sviluppare l’intelligenza creativa. Sono diversi i fattori che entrano in gioco in questo senso: l’ambiente familiare, l’ambiente scolastico, il rapporto con i coetanei e molti altri.

Al primo posto troviamo le condizioni di sicurezza psicologica. Solo il bambino che ha intorno a sé un’atmosfera stabile e di incondizionata accettazione può dare libero sfogo alle sue capacità creative.

Altri studiosi (Turff, Grigorenko e Stenberg per esempio) hanno dimostrato l’importanza del pensiero analitico, creativo e pratico. In questo gioca un ruolo fondamentale il ruolo del problem solving: trovare una soluzione resta il modo migliore per sviluppare un pensiero creativo.

Fondamentali sono anche le attività svolte: disegnare, scrivere, guardare film, leggere, progettare, proporre problemi, fare test ecc aiuta a sviluppare un’intelligenza creativa.

Il ruolo del gioco come approccio è importante come dimostrato innumerevoli studi. Il gioco porta alla libera espressione della fantasia, alla costruzione di rappresentazioni simboliche della realtà, terreni fecondi per la creatività.

Secondo Osborn (1957) anche il gruppo è molto importante. Il pensiero creativo di gruppo è fruttuoso per diversi motivi: la situazione di gruppo stimola il libero flusso di idee, la competizione spinge tutti a dare il meglio di sé, aiuta a vagliare meglio le idee e far venire fuori i punti deboli delle proprie idee e di quelle degli altri.

 

Scopri come superare il Blocco Creativo (leggi)

 

👉 LEGGI l’intervista a Silvio Laccetti

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