Cos’è il piano sequenza?
Nelle scorse settimane abbiamo approfondito il concetto di spazio (i campi e i piani) e tempo. Proprio per questo oggi volevo riprendere il concetto di tempo e le nozioni espresse precedentemente per analizzare un caso particolare, quello del PIANO SEQUENZA.
Per farlo ho scelto il film L’arca russa di Aleksandr Sokurov (2001).
Se non lo avete visto vi consiglio assolutamente di farlo il prima possibile. E’ uno degli esempi più incredibili di come realizzare un film interamente in piano sequenza è possibile ma serve certamente una macchina organizzativa e produttiva importante.

L’arca russa di Aleksandr Sokurov (2001)
A differenza di molti altri esempi (dove dei long take vengono fatti passare per piani sequenza come nel caso di Birdman e 1917 per esempio attraverso tagli nascosti) quest’opera è stata girata realmente in piano sequenza.
Sono entrati in scena contemporaneamente, dopo mesi di prove, 867 attori, 3 orchestre, 22 assistenti alla regia e una colossale troupe tecnica. Hanno utilizzato una videocamera digitale (Sony HDW-F900) realizzata appositamente e montata su una steadicam.
La gestione del tempo
Ci sono voluti 4 take e l’ultimo, di 90 minuti, è stato quello definitivo utilizzato poi nel film.
Il focus di oggi, però, non è tanto sull’aspetto produttivo del film ma sulla sua gestione del tempo.
L’opera di Sokurov infatti è un esempio straordinario di come è possibile gestire diversamente il tempo della storia e il tempo del racconto.
Nel film il tempo della storia percorre un arco temporale che va dal turbolento passato della Russia ai giorni nostri (3 secoli).
Il tempo del racconto è quello di unico piano sequenza e quindi dei 90 minuti di film.
L’eccezionalità di questa gestione del tempo sta proprio nel fatto di riuscire a realizzare elissi temporali e salti nel tempo senza l’utilizzo di tagli o dissolvenze ma attraverso le lunghe camminate nei corridoi e nelle stanze del Palazzo dell’Hermitage a San Pietroburgo.
Se dal punto di vista di linguaggio si è scelto il piano sequenza, dal punto di vista narrativo, attraverso l’escamotage onirico, viaggiamo nel tempo senza accorgercene.
Un esempio incredibile di come un filmmaker possa giocare con la variabile tempo e costruirla come meglio crede.
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