Tipologie video: gli Aftermovie

Scritto da Montalo

Novembre 27, 2019

Quante volte vi capita di dover realizzare un prodotto video in grado di sintetizzare per immagini le emozioni vissute ad un evento. Ed è una grossa responsabilità: le immagini che andremo a realizzare dovranno essere in grado di suscitare interesse e permettere al pubblico di riferimento di entrare in empatia con l’evento stesso.

Negli ultimi anni vi sarà sicuramente capitato più volte di realizzare prodotti di questo tipo e ormai il nome che viene dato a questa tipologia è Aftermovie.

Che cos’è un Aftermovie e quali sono le caratteristiche che lo contraddistinguono?

È una sorta di clip video autocelebrativo che viene prodotto dopo un evento, da qui la parola after, che vuol dire, appunto, “dopo”.

Può avere una durata variabile, più o meno lunga: si va da un minimo di 1 minuto fino ad arrivare anche a superare i 3 minuti (in alcuni casi si arriva anche a 10 minuti);

Dal punto di vista estetico si cerca di offrire le migliore immagini che sono state realizzate durante l’evento. A tal proposito è frequente l’utilizzo dello slow motion e di una musica energica e/o ispirante;

Tendenzialmente viene girato da una troupe che ha il compito di identificare quelli che sono i momenti più salienti dell’evento e tradurli in un video di stampo emozionale.

Comune è l’idea che per un Aftermovie non si necessiti di avere una struttura, uno script da seguire per le riprese e successivamente per il montaggio.

 

Questa idea è del tutto sbagliata!

 

Gli aftermovie che hanno un’idea, una struttura preliminare con la quale realizzare le immagini e poi montarle si differenziano per qualità ed efficacia comunicativa.

Per montare un aftermovie infatti possiamo ricorrere ad escamotage narrativi in grado di gestire al meglio il ritmo e la forza del nostro video.

Quali sono questi escamotage?

flashback: possiamo scegliere di strutturare il video come l’insieme di ricordi e momenti del passato vissuti da chi ha partecipato all’evento;

flashforward: possiamo presentare tutti i momenti dell’evento utilizzando alcune interruzioni di una sequenza cronologica per anticipare momenti che appartengono al seguito della storia, per poi approfondire nel dettaglio ogni situazione concreta;

cronologia lineare: rispettare il reale andamento dell’evento (per esempio far vedere prima le immagini del giorno e poi quelle in notturna) e presentare così le attività in maniera chiara;

cronologia non lineare: non rispettare il reale andamento dell’evento andando a mescolare le carte in tavola. Solitamente una scelta di questo tipo ci da più libertà rispetto al ritmo del video e alla sua estetica.

voice over: utilizzare una voce fuori campo che può essere registrata post o presa da un’intervista (o un’insieme di interviste) realizzata durante l’evento;

struttura a blocchi: dividere a più blocchi il video seguendo il classico schema inizio, svolgimento, finale emozionale;

Chiaro è che una competente fondamentale riguarda la capacità di cogliere il momento ovvero saper documentare i momenti più salienti.

Sembra facile ma inizialmente può essere complicato.

Infine è bene spendere due parole sull’utilizzo della musica.

Negli aftermovie è necessaria e la scelta di una traccia piuttosto che un’altra può realmente condizionare l’intero video.

Solitamente si utilizzano musiche o molto energiche o ispiranti.

 

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I video presenti in quest’articolo sono stati realizzati da Gianmarco Capri e possono dare un’idea delle caratteristiche principali degli Aftermovie.

E tu che esperienza hai con questa tipologia di video? Faccelo sapere nei commenti!

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